13 gennaio 2012

DEFAULT DEMOCRATICO E REGIME

pubblicato in Porcellum, REFERENDUM |


Il referendum era, poteva essere, la scialuppa di salvataggio per la nave della democrazia.

La Consulta ha dichiarato i due quesiti referendari inammissibili, ne prendiamo atto e come ITALIA DEI VALORI accettiamo il giudizio della corte.

La nave democratica rischia però di affondare e di consegnare agli insulti legittimi dei cittadini indignati il Parlamento, autore – nella sua maggioranza di ieri – del Porcellum e indisponibile – con la maggioranza di oggi – a procedere al cambiamento di quella legge vergogna.

La crisi democratica e la prospettiva di un regime viene aggravata da un Governo di tecnici senza legittimazione popolare che procede, come il predecessore Berlusconi, per decreto legge e con richiesta di voto di fiducia. Un voto di fiducia concesso da un Parlamento di nominati ricattati/comprati. La vicenda del mancato arresto di Cosentino lo dimostra.

Si svela oggi, in tutta la sua gravità, l’ormai inaccettabile coincidenza tra Ministri e poteri forti senza consenso.

I “poteri forti” sono certamente parte del Paese, sono parte dell’Italia. Come i “poteri deboli”, la classe operaia o la categoria dei geometri o dei medici. Muore la democrazia, però, quando i poteri forti o una qualunque parte del Paese si identifica, senza legittimazione democratica, nello stesso Governo. Muore la democrazia, anche quando il Governo è espressione soltanto della classe operaia o soltanto dei geometri o soltanto dei medici.

Non più le scellerate speculazioni finanziarie sono oggi il problema principale dell’Italia, ma il dramma italiano è il Default democratico che rischia di salvare caste e speculazioni e trasformare l’Italia in un Paese forse ancora nell’Euro e in Europa, ma privo di democrazia e di credibili istituzioni rappresentative.

Non gioiamo del giudizio della Consulta ma non ci arrendiamo. Come ITALIA DEI VALORI raddoppieremo il nostro impegno affinché la volontà di un milione e mezzo di cittadini non sia reso nullo. Lavoreremo e ci impegneremo affinché in Parlamento si proceda ad una nuova legge elettorale ma non si scelga il male peggiore, ovvero una nuova legge elettorale che celebri, come qualcuno paventa, il ritorno alla prima Repubblica.

IDV Prov. di Ravenna

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