2 aprile 2011

Tutela e valorizzazione del dialetto romagnolo

Riportiamo di seguito l’intervento del capogruppo IDV Cervia, Gianni Bosi, a proposito della “Convenzione con la Provincia di Ravenna per la tutela e la valorizzazione del dialetto romagnolo” approvata durante la seduta del consiglio comunale del 28 marzo scorso.

“Su questa convenzione per la tutela e valorizzazione del dialetto romagnolo, convenzione senz’altro lodevole e che noi approveremo, vogliamo fare alcune considerazioni di carattere generale.

Considerazioni che partono dal fatto certo e inevitabile che, tempo due generazioni (quindi fra cinquant’anni circa), il dialetto romagnolo sarà una lingua definitivamente morta perché non ci sarà più nessuno a parlarla. Infatti una lingua è e rimane viva finché tutti la parlano e fin da bambini, come lingua madre, ma già oggi, anche se sono ancora in molti a capirla, pochi sono quelli che la parlano correntemente.

Questo, dicevo, che ci piaccia o no, è un dato di fatto. Quindi è da questa certezza che bisogna partire per capire la finalità di iniziative come quella su cui stasera siamo chiamati ad esprimere un voto.

Questa convenzione, infatti, non può certo essere finalizzata al mantenere vivo il dialetto, in una sorta di disperato, vano e anacronistico tentativo di rianimazione, che farebbe il paio alla proposta di matrice leghista di istituire l’ora di dialetto a scuola. È assurdo credere che far imparare ai bambini una filastrocca, o un canto dialettale, poi serva a far parlare loro il dialetto.

Una lingua è tutto un mondo, e se quel mondo che la parlava è in estinzione, anch’essa ne seguirà la sorte, in un processo senza possibilità di ritorno, inarrestabile: certo, rende un po’ tristi pensarci, ma far credere che non sia così, o che si possa far qualcosa per evitarlo, è fare populismo. Anzi, peggio, è sfruttare i sentimenti affettivi, nostalgici, collegati alla propria casa, alle proprie radici, alla propria lingua, associandoli alla paura di perderli, per tentare campanilisticamente di fare cerchio per escludere gli altri, visti come stranieri nell’accezione di diversi, estranei e, in una parola, nemici.

Dunque, quale dovrebbe essere lo scopo ultimo di queste iniziative?

A livello documentaristico lo scopo dovrebbe essere quello di creare un archivio storico del nostro patrimonio culturale fin tanto che c’è ancora chi sa scrivere e parlare in dialetto, un archivio che servirà come fonte attendibile agli studiosi delle lingue, delle culture e delle tradizioni popolari.

Invece, a livello didattico, lo scopo dovrebbe essere quello di insegnare l’importanza della memoria storica e della tradizione, perché non ci si creda “nati oggi” e, dunque, affinché si impari fin da piccoli che noi siamo il frutto di un percorso culturale complesso e articolato, in divenire.

Se non si insegna questo, fra cent’anni anni, ma anche meno, i giovani neanche sapranno che in Italia ci fu un tempo in cui si parlava prevalentemente in dialetto, che, ad esempio, durante la prima guerra mondiale una delle problematiche degli ufficiali italiani era riuscire ad impartire gli ordini, perché molti degli arruolati non capivano l’italiano.

Se non ci si premura, oggi, di fare opera di conservazione, andranno perse anche alcune testimonianze umane, legate all’uso del dialetto nella vita quotidiana, che sono preziose perché fanno parte del nostro passato collettivo.

C’è però un aspetto legato alla tutela e valorizzazione del dialetto romagnolo di cui ancora non ho parlato, ed è quello riguardante la poesia. Infatti, proprio nel momento in cui il nostro dialetto sta morendo, ha prodotto i più grandi poeti dialettali che l’Italia abbia conosciuto nell’ultimo secolo: come Tolmino Baldassari o Raffaello Baldini.

Ed è proprio nell’arte che è ancora possibile tenere in vita l’uso del dialetto, o meglio trasmetterne ai posteri l’aspetto vitale, infatti la poesia, che è la forma di espressione più alta della parola, sa coglierne l’essenza e, attraverso la bellezza, renderla immortale.”

Gianni Bosi, Capogruppo IDV Cervia

 

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13 marzo 2011

Nuove idee per il turismo dalla nostra Tavola Rotonda

La tavola rotonda sul “Sistema Turistico Locale della Romagna”, promossa dall’IdV di Ravenna, si è conclusa con un buon successo. Buona la partecipazione di pubblico, che ha seguito fino alla fine i lavori con interventi puntuali e stimolanti, partecipando alla discussione. Erano presenti anche le Istituzioni: la Provincia con l’Assessore alle Politiche agro-alimentari – Attività ittico venatoria – Turismo, Libero Asioli, l’Assessore ai Beni e attività culturali – Sport – Iniziative per il tempo libero – Università, Massimo Ricci Maccarini, il Comune con l’Assessore alle Pari Opportunità, Volontariato, Rosa Giovanna Piaia, e Filippo Donati, Presidente di Assohotel. Ha aperto i lavori Gabriele Rossi, coordinatore provinciale dell’IdV, spiegando che la tavola rotonda si inserisce in una serie di incontri su varie tematiche, che saranno affrontate nei prossimi mesi: cultura, turismo, nucleare e risorse rinnovabili, legalità, ecc., a cui sono stati invitati esponenti della società civile per approfondire i diversi argomenti e diventare una risorsa per la progettualità della città. La serata ha visto gli interventi di Patrizia Poggi, appassionata d’arte e promotrice del turismo culturale, Alfredo Monterumisi, esperto di turismo storico enogastronomico, ideatore del I club di prodotto enogastronomico, Massimo Bottini, architetto, componente del Consiglio Nazionale di Italia Nostra, creatore di progetti di recupero di siti storici e di valenza turistica, Gian Luigi Veronesi, editore e amministratore delegato di Degusta, la rivista del gusto e del turismo enogastronomico e Paolo Gambi, scrittore e giornalista.

Per leggere una sintesi della serata e per approfondire i temi trattati cliccate sui seguenti link:

A cura del Dipartimento Cultura di IDV Prov. di Ravenna

 

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1 febbraio 2011

RAVENNA È UNA CITTÀ D’ARTE?

Comunicato stampa, Ravenna 31 gennaio 2011

È con grande rammarico che apprendiamo l’esclusione di Ravenna dalle Città d’Arte, la nuova collana di Repubblica e l’Espresso dedicata alle principali città italiane, alla scoperta del loro straordinario patrimonio artistico, architettonico, urbanistico. La collana, uscita in edicola da pochi giorni, punta sulla cultura e sull’Italia e non comprende Ravenna, e per rappresentare l’Emilia-Romagna ha scelto l’elegante e medievale Bologna, e la serena bellezza di Parma, Modena e Ferrara.

Un segnale indubbiamente negativo nei confronti di Ravenna, città d’arte e cultura, città del mosaico, città antica che 1500 anni fa è stata tre volte capitale, città inserita dall’UNESCO nella World Heritage List, la Lista del Patrimonio Mondiale per i suoi otto monumenti paleocristiani. Un presagio negativo anche per l’ambizioso traguardo di diventare città della cultura in Europa nel 2019.

E c’è da chiedersi se si tratta di amnesia, disattenzione, oppure Ravenna, nonostante la sua storia, la città amata dai viaggiatori di ieri e dai turisti di oggi, da poeti, artisti, musicisti, registi, non è ancora riuscita ad entrare a pieno titolo nel circuito delle “città d’arte”? Ravenna è percepita nell’immaginario collettivo una città d’arte o è soltanto un’acquisizione nominale che si esaurisce nei confini della nostra Provincia o non oltre la Romagna?

Sia il Sindaco che l’Assessore alla Cultura hanno dichiarato che l’assenza di Ravenna discredita l’intera opera editoriale, incompleta e priva di autorevolezza, mentre il PDL si limita a constatare che il Gruppo Espresso, notoriamente di sinistra, non ha inserito Ravenna. Riteniamo che la questione sia più seria, e vada analizzata in profondità. Occorre dire che ogni caso la collana offre il meglio del patrimonio artistico mondiale: da Torino a Roma, da Firenze a Lecce, a Siracusa. Uno strumento straordinario per intraprendere il Gran Tour delle città d’arte d’Italia. Se il Gruppo Espresso ha chiesto alle Città un contributo per la realizzazione dei volumi e che le città “scelte” sono quelle che hanno partecipato alle spese, allora siamo in presenza di una cosiddetta “marchetta pubblicitaria” e il nostro Comune può aver fatto bene a non dare la propria disponibilità ad una iniziativa dispendiosa.

Ma se il progetto editoriale è frutto di una ricerca scientifica, che punta sulla cultura e sulle bellezze dell’Italia con 18 volumi, di 400 pagine l’uno, dedicati alle città italiane più belle e ricche di storia e cultura, come recita la presentazione dell’opera, allora la nostra comunità intera si deve interrogare. Non può essere che una collana editoriale che ha come obiettivo di celebrare le città d’arte, “dimentichi” Ravenna e si ricordi di inserire Modena, ad esempio.

Si devono interrogare i responsabili della Governance della Città, chi ha la responsabilità diretta della promozione e commercializzazione della nostra città. Cosa significa essere città d’arte?

Una città che si pone l’obiettivo di candidarsi a capitale della Cultura in Europa, a tutt’oggi non riesce a fare una “Ravenna Visit Card” che includa tutte le bellezze della città. Possono rimanere esclusi i monumenti ecclesiastici, cioè: basilica di San Vitale, basilica di Sant’Apollinare nuovo, battistero Neoniano, mausoleo di Galla Placidia e museo arcivescovile?

Ogni città d’arte ha la sua “Visit Card” e la Card passpartout è ormai irrinunciabile per i turisti più accorti. Un’unica e semplice carta consente infatti la visita a più musei e siti di interesse culturale, liberando il visitatore, dalle interminabili file e offrendo pacchetti vantaggiosi validi per un periodo di tempo stabilito.

La card è sinonimo di accoglienza. Ma anche i trasporti, la ricettività, i parcheggi, i bagni pubblici, i negozi, i bar, i ristoranti, aperti, sono sinonimo di accoglienza e ospitalità.

Occorre sviluppare una nuova politica della cultura e non la cultura della politica, perché come scriveva Santi Muratori “Da un punto di vista dell’arte Ravenna non è una città, ma un ambiente, una grande civiltà artistica, è in un certo senso, per quei lontani secoli del primo cristianesimo, quello che per il quattrocento è stata Firenze”.

A cura del Dipartimento Cultura, Italia dei Valori Ravenna

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21 gennaio 2011

ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE A RAVENNA


Il dibattito che si sta svolgendo oggi, a Ravenna, in merito al salvataggio dell’ex Magazzino Nervi della Sir, il cosiddetto sigarone, ha unito tutte le forze politiche della città.

Per salvare il Magazzino si è sviluppato un vero e proprio “partito trasversale”. L’IDV sottolinea che l’argomento ha portato la comunità ad interrogarsi per la prima volta sul futuro dell’archeologia industriale del territorio. La stessa Soprintendenza chiamata in causa si è attivata per verificare se l’opera, definita interessante sia da un punto di visto ingegneristico che ambientale, meriti il vincolo.

Il problema posto non è né di sinistra, né di destra, ma di una comunità intera, che ha anche l’ambizioso obiettivo di candidarsi a capitale della cultura in Europa e quindi deve necessariamente preoccuparsi del suo patrimonio, sia materiale che immateriale. E l’archeologia industriale è un patrimonio straordinario che documenta un periodo della nostra storia. Già abbiamo subito una mutilazione con l’abbattimento della Fornace Hoffmann, ma anche di tanti essiccatoi, simboli della cultura del tabacco e del gelso così diffusa agli inizi del secolo scorso, tante case di campagne sono scomparse dall’immaginario e dalla memoria.

Positiva e concreta la disponibilità del Dirigente scolastico Landi, che si propone, insieme alla Scuola superiore di Architettura dell’Università, di sviluppare un progetto culturale finalizzato alla mappatura degli “opifici” da salvare. In un periodo in cui le risorse sono sempre più limitate, queste sinergie qualificate sono pregevoli e un sicuro investimento sul patrimonio del nostro territorio.

L’IDV sottolinea la propria disponibilità al dialogo e al confronto con tutte le forze politiche e con tutti gli esponenti qualificati della società civile del territorio, interessati a discutere senza steccati ideologici per affrontare e risolvere in maniera condivisa le problematiche culturali generali e di riassetto urbanistico della Darsena di Ravenna.

Una nostra speranza, che auspichiamo diventi collettiva e generi fiducia in un dialogo costruttivo, metodo migliore per affrontare e risolvere le sfide future che attendono la città.

Patrizia Poggi e Gabriele Rossi,

Coordinamento IDV Ravenna

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17 gennaio 2011

SALVIAMO L’EX MAGAZZINO DELLA SIR, ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE DELLA CITTÀ

Accogliamo e appoggiamo con convinzione l’appello lanciato dal dirigente scolastico Marcello Landi per salvare l’ex Magazzino Sir, concepito sulla base dei modelli ideati da Pier Luigi Nervi, uno dei massimi rappresentanti della cultura costruttiva del Novecento. Appello ancora più significativo perché il Liceo Artistico di Ravenna è intitolato proprio a Pier Luigi Nervi, il Maestro italiano del calcestruzzo, che ha lasciato segni inconfutabili nel paesaggio urbano italiano e internazionale ed è stato uno dei “veicoli” più straordinari di un’immagine scientifica e insieme creativa dell’Italia nel mondo. Per questo al MAXXI di Roma è in corso e rimarrà fino a marzo 2011 una grande mostra sulla sua opera ingegneristica e architettonica.

Convinta che una civiltà si misuri dalla capacità di saper difendere, conservare, valorizzare e arricchire la memoria, l’Italia dei Valori sottolinea che il Magazzino rappresenta un’opera di storia industriale di Ravenna della seconda metà del secolo scorso. Esso fu costruito infatti nel 1956 e utilizzato come deposito e stoccaggio di materiali e merci.

Il Magazzino connota il paesaggio della Darsena. Ma più che un simbolo del modernismo architettonico, oggi è uno scheletro abbandonato, sommerso da detriti e destinato alla cementificazione come l’intera area: quel che resta di un edificio di elevato valore di archeologia industriale è una desolante rovina dismessa, abbandonata al totale degrado e alle intemperie che finirà presto con l’essere distrutta, consentendo alla speculazione edilizia di impadronirsi non solo dell’intero sito, ma anche dell’immaginario, della memoria, della percezione di una grande struttura architettonica.

Come IDV quindi sosteniamo l’appello di Marcello Landi, affinché il Magazzino diventi patrimonio collettivo culturale, patrimonio civile della città. Già Ravenna ha perso di recente un altro simbolo della sua storia industriale: la Fornace Hoffman e che fine faranno le Torri di raffreddamento ex Sarom? In una tavola rotonda organizzata dall’IDV nei mesi scorsi, nella prospettiva della candidatura di Ravenna a Capitale Europea della Cultura nel 2019, ci si chiedeva quale modello di città progettare per il futuro. La Darsena offre l’occasione per progettare quella città, una volta liberata dalla sua vocazione industriale, resa icona nel 1964 da “Deserto Rosso” di Michelangelo Antonioni. Una nuova progettualità che inserisca nuovi segni, ma anche conservi, recuperi e valorizzi le sopravvissute archeologie industriali. Non più privilegiare una monocultura residenziale, ma “costruire” una città più ricca e differenziata, più viva per i suoi abitanti e per i viaggiatori del XXI secolo. E con questo obiettivo perché non pensare a una strategia di riattivazione del Magazzino Nervi, di conversione e riuso? Ci sono già esempi di ambienti simili in Italia: la Stazione Leopolda di Firenze, le Corderie dell’Arsenale di Venezia, l’Hangar Bicocca di Milano, la città dell’arte di Biella della Fondazione Michelangelo Pistoletto. Perché non auspicare progetti innovativi nello scenario della città e del territorio, che non siano la darsena privata ma spazi fruibili anche dalla collettività? Ben vengano quindi le proposte dei cittadini, degli insegnanti e allievi, ma anche di architetti e ingegneri per una nuova riconversione della struttura e dell’intera area della Darsena perché diventi fruibile dall’intera comunità. Per questo motivo l’Italia Dei Valori, come primo passo utile a scongiurare l’abbattimento di questo prezioso manufatto, chiede l’indispensabile intervento e l’azione di vincolo promosso dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Paesaggistici competente territorialmente.

Patrizia Poggi e Gabriele Rossi, Coordinatore Provinciale IDV Ravenna

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14 ottobre 2010

Perché passare una sera a teatro anziché davanti alla TV?


«Non c’è il perché, il perché si chiede al filosofo, all’artista si chiede il come.» (Paolo Poli)

Ma voi le avete mai lette le “poesie” del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Sandro Bondi? Ne vale la pena, la penosità, per mettere definitivamente una pietra (sepolcrale) sopra al futuro della cultura in Italia e chiusa lì, all’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto.

Eppure, ogni volta che leggo o ascolto le parole di un vero artista, quel sentimento molesto di rassegnazione se ne va, e il mio pensiero spicca il volo come una rondine che, si sa, non fa primavera.

Quindi, dal momento che, come dice Paolo Poli, all’artista non si chiede il perché ma il come, il 7 e 8 aprile andrò a vedere il suo spettacolo “Le Fate” al teatro di Cervia.

Finalmente senza alcun perché.

Francesca Piraccini

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20 agosto 2010

Romagna Capitale europea della cultura

Quello della cosiddetta “Regione Romagna”, o anche area vasta romagnola, è un tema locale molto dibattuto; a tal proposito, come contributo dell’Italia dei Valori a questo argomento, vi invitiamo a leggere, cliccando QUI, un articolo firmato da Patrizia Poggi, esperta d’arte e promotrice del turismo culturale, che ci spiega come un nuovo modello di turismo, basato sul capitale culturale del territorio, possa fungere da calamita per gli “amanti della conoscenza”: un mercato turistico in espansione che si stima essere superiore a 200 milioni di persone.

A tal fine, delineando un “immaginario collettivo della Romagna”, che attinge alla ricchezza materiale e immateriale del territorio, il turista verrebbe coinvolto in un racconto emozionante in grado di condurlo in un travolgente viaggio nel tempo di quel luogo e di fargli vivere pienamente tutte le sue “ricchezze”: dalle tradizioni, alla storia, all’arte e architettura, all’ambiente, ai prodotti artigianali, agroalimentari ed enologici.

Per fare un esempio curioso di quanto possa essere proficuo l’utilizzo per fini turistici di un immaginario collettivo, con il suggestivo slogan “Prenotate il vostro posto nella storia”, c’è una compagnia marittima norvegese che ha organizzato, per il 2012, una crociera di lusso per commemorare il centesimo anno della tragedia del Titanic! La nave, il “Titanic Memorial Cruise”, viaggerà seguendo la stessa rotta del Titanic e ospiterà, nelle sue 738 cabine, lo stesso numero di passeggeri del Titanic, offrendo loro spettacoli in stile Belle Epoque.

Pensate quindi che “potenziale suggestivo” ha da offrire la Romagna: una terra che è una vera e propria miniera di eventi storici, di monumenti unici ed inestimabili, di antichissime tradizioni, e dove quasi ad ogni angolo di strada trovi da mangiare meglio che sul “Titanic Memorial Cruise”, senza iceberg in vista e mal di mare!

Segreteria IdV Cervia

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