
Pubblichiamo di seguito il discorso che il nostro capogruppo, Gianni Bosi, ha tenuto oggi, in consiglio comunale, in occasione dell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
“È difficile parlare oggi, ricordare degnamente chi l’Italia la fece a sacrificio della propria vita, sapendo che questo anniversario mette in imbarazzo molte persone, a cominciare da chi il 150° anno dell’Unità d’Italia non avrebbe voluto celebrarlo. C’è chi, infatti, vorrebbe attribuire all’unificazione d’Italia l’origine di tutti i mali, facendo la storia “con i se e con i ma”, come se, anacronisticamente, si potesse invertirne il senso di marcia. Come se il confronto fosse ancora tra Nord e Sud, anziché tra l’Italia e gli altri paesi d’Europa, che oggi ci guardano e ci irridono.
È difficile anche, in queste occasioni celebrative, non scivolare in discorsi infarciti di retorica, che richiamano alla mente gesta eroiche coperte dalla polvere del tempo, resuscitate quel tanto che basta al compiacimento della propria vanità.
Come il revisionismo da sezione di partito, anche il pathos posticcio da oratore della domenica sarebbe un affronto alla memoria dei nostri padri fondatori.
Ma quello che oggi è ancora più difficile, guardando i ritratti a grandezza naturale di Mazzini e di Garibaldi appesi in questa sala, è parlare con la consapevolezza che nel nostro Paese quel sentimento eroico che accompagnò i patrioti italiani non si è mai sviluppato in qualcosa di egual valore e forza, in un pensiero in evoluzione.
Il grande regista Mario Monicelli diceva che: «gli italiani sono fatti così: vogliono che qualcuno pensi per loro», come a dire che della Libertà non sappiamo che farcene. Dal tacco degli austriaci, dei borboni, dei papi-re, a quello dei fascisti, anch’essi usurpatori al pari degli altri, siamo ancora fermi lì sotto, un popolo che si libera per ritornare di nuovo in cattività, appena ne ha l’occasione.
A quelle camicie rosse, gloriose e ardite, ne sono seguite altre, ma di tutt’altra natura e colore, fatte per dividere e soverchiare, non certo per unire e liberare. Sempre con l’idea che il nemico sia fuori, anziché dentro noi stessi.
E quanto vuote siano le parole identità e patrimonio culturale, storico, artistico e paesaggistico, in bocca a certi governanti, lo dimostra l’interesse e l’impegno che vediamo attorno alla conservazione e valorizzazione di questi beni. Basti pensare al recente crollo della Casa dei Gladiatori a Pompei, al taglio dei finanziamenti per le fondazioni lirico-sinfoniche, alle continue riduzioni di bilancio alla cultura. Per non parlare poi della scuola pubblica, dell’università e della ricerca… E mi fermo qui.
Diciamo pure che oggi l’Italia, da nord a sud, da Milano a Roma, da Napoli a Palermo, è estremamente unita e direi… compatta, ma nell’incuria, nello squallore, nello sfacelo, nel malcostume e nella mala gestione.
Ma non sono qui oggi, per versare fiele in una giornata di festa e celebrazione, bensì per onorare come meglio mi riesce quegli eroi che fecero l’Italia, quei guerrieri che…
[…] non voller fuggire;
Parean tremila e vollero morire:
Ma vollero morir col ferro in mano,
E innanzi ad essi correa sangue il piano.
[…] Eran trecento: eran giovani e forti:
E son morti!
Cosa significa oggi, in Italia, l’amor di patria?
Amor patrio, innanzitutto, significa amore per la giustizia sociale, e quindi difendere i diritti delle fasce sociali più deboli, saper essere forti con i forti, non forti con i deboli.
Amor patrio significa avere il senso dello Stato, dell’etica pubblica, della decenza, significa rispettare le regole che devono essere uguali per tutti, senza alcuna eccezione “ad personam”, e quindi difendere i principi della nostra Costituzione, a partire da quello, minacciato, dell’Uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.
Amor patrio significa pretendere equità fiscale, senza ombra di tolleranza nei confronti degli evasori e di chi esporta i capitali all’estero.
Amor patrio significa una politica economica di ampio respiro, lungimirante, che sappia rispondere alla crisi attuale rilanciando la domanda interna, che sia capace di competere sui nuovi mercati internazionali con la qualità dei nostri prodotti, che accompagni il nostro sistema produttivo verso la green economy, o per meglio dire verso una riconversione ecologica del nostro modello di sviluppo e della nostra società. Una riconversione che creerebbe centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro: nelle energie rinnovabili, nell’edilizia, nei trasporti, in agricoltura, nel riciclaggio, nel commercio locale, nella ricerca e nell’innovazione.
In questo momento, con le immagini della tragedia giapponese ben impresse nella mente, è a dir poco drammatica e oscena una legge che taglia i sussidi alle energie alternative, incentivando, invece, il nucleare.
Amor patrio significa non lasciare che i privati si comprino tutto, persino i beni essenziali come l’acqua, fonte di vita per eccellenza, per poterci speculare a discapito del bene pubblico.
Amor patrio significa saper stare al passo con i tempi, e quindi saper cogliere le istanze che provengono dalla società civile, come ad esempio i nuovi modi di stare in coppia, facendosi neutro traduttore delle nuove realtà sociali, individuali e collettive, senza opporvisi con i propri pregiudizi.
Amor patrio significa non costringere gli altri, in nome delle proprie convinzioni etiche e religiose, a subire trattamenti medici che vanno contro la libertà di scelta.
Vogliamo onorare la memoria di questi grandi uomini che l’Italia la fecero?
Bene! Allora facciamo valere i nostri diritti, andando, tanto per cominciare, a votare ai referendum per ristabilire il principio di uguaglianza, per mantenere l’acqua pubblica, per fermare una volta per tutte la follia del nucleare nel nostro Paese.
Dimostriamo quindi di essere un popolo vero, unito, ma soprattutto un popolo di persone per bene.
Ecco cosa significa per me oggi, 150 anni dopo l’Unità d’Italia, amare la propria patria.
Viva l’Italia e Viva la Libertà!”
Gianni Bosi, Capogruppo IDV Cervia